Fabrizio De André, la super antologia e il film sul “padre della canzone italiana” (parola di Morgan)


“Se Dante è il padre della lingua italiana, Fabrizio De André è il padre della canzone italiana”, afferma Morgan. Siede al fianco di Dori Ghezzi, si presenta “Tu che m’ascolti insegnami”, quadruplo CD antologico (disponibile anche nelle versioni su 4 LP e 8 LP) che s’inserisce nel programma di rimasterizzazione in alta definizione portato avanti da Sony Music. Parallelamente, stanno uscendo, anche su 33 giri, tutti gli album del cantautore genovese ripuliti partendo dai master analogici e non dai file digitali, come accade nella maggior parte dei vinili prodotti oggigiorno. “Oggi”, spiega Stefano Barzan che ha curato la produzione dell’antologia, “ogni minima sfumatura riesce a trasferire a chi ascolta una gran quantità di emozioni”. Sono stati presentati alla stampa anche un nuovo video diretto da Stefano Salvati per “Il pescatore” e soprattutto sei minuti del film TV “Il principe libero” che andrà in onda su Rai 1 in febbraio, con De André interpretato da Luca Marinelli (“Non essere cattivo”, “Lo chiamano Jeeg Robot”, “Una questione privata”).

L’antologia rimasterizzata, ha spiegato Dori Ghezzi, che di Faber è stata compagna e moglie e oggi ne gestisce l’eredità tramite la Fondazione De André, segue la logica di “conservare e restituire un patrimonio usando tecnologie innovative. E farlo senza tradire la bellezza naturale dell’originale. È un po’ come quando abbiamo un’opera d’arte in casa: sentiamo che non ci appartiene mai completamente perché appartiene a tutti”. Le 78 canzoni dell’antologia – circa un terzo delle 240 prodotte dal cantautore – sono raggruppate secondo quattro temi: l’universo femminile; la spiritualità e il sogno; guerra, giustizia e libertà; l’infanzia, la vita e oltre. “Ho diviso il repertorio in argomenti un po’ come faceva Fabrizio con i concept album. Nel titolo c’è la sua essenza: sosteneva che per dire cose sensate devi sapere ascoltare gli altri, come quando per raccogliere storie per l’album ‘Anime salve’ girò l’Italia con Ivano Fossati”.

Secondo Morgan, De André era un impegnato “nel senso che essere impegnati vuol dire essere impegnativi da ascoltare. De André non lo ascolti skippando. Non è musica funzionale, è musica fine a se stessa. Ed è ricca. A me De André mi dà ragione di stare al mondo. Una voce come la sua nasce ogni 300 anni. Fa parte del Mount Rushmore del cantautorato italiano con Endrigo, Bindi e Lauzi. È un patrimonio che dobbiamo preservare e Dori lo fa benissimo e con un rispetto raro”. Lo stesso rispetto che la porta a rifiutarsi di pubblicare la versione in lingua inglese di “Tutti morimmo a stento” che De André incise e che non diede mai alle stampe perché insoddisfatto. Ora Morgan vorrebbe portare a termine quel progetto, cantando le versioni inglesi del disco. Attualmente sta lavorando a una traduzione, sempre in lingua inglese, di “Non al denaro non all’amore né al cielo”. È album del 1971 ispirato alla “Antologia di Spoon River” di Edgar Lee Masters che lo stesso Morgan ha ripreso interamente nel 2005. “Era pieno di invenzioni di De André e di Fernanda Pivano. Lo sto ritraducendo tenendo conto dello stile e della lingua di Edgar Lee Masters. Ci ho messo anni per fare quattro canzoni”.

Il film televisivo “Il principe libero”, diretto da Luca Facchini con Luca Marinelli nella parte di Fabrizio De André, andrà in onda in febbraio su Rai 1, ma arriverà con ogni probabilità un paio di settimane prima nelle sale cinematografiche. “Il film si spinge sino alla fine degli anni ’80”, spiega Dori Ghezzi. “Si raccontano soprattutto gli anni formativi, la famiglia, il posto in cui ha vissuto e le persone che ha incontrato. Ci sono imprecisioni che ho dovuto accettare. Ad esempio, al Bussola la persona che buttò fuori Fabrizio era Marco Ferreri, nel film è il suo amico Paolo Villaggio”. E proprio Villaggio è fra i personaggi evocati nelle cinque scene proiettate per la stampa: Tenco e De André che discutono di vita e arte, col primo che dice al secondo che “o sono la stessa cosa o non sono”; un concerto con la PFM; un dialogo con Riccardo Mannerini in cui il cantautore dice che essere anarchici significa “darsi delle regole prima che te le diano gli altri”; l’incontro con Dori Ghezzi, interpretata da Valentina Bellè; una brutta ubriacatura.

La Sony ha già rimasterizzato tutti e 14 gli album di Fabrizio De André. Le nuove versioni usciranno nell’arco di alcuni mesi. Verranno sicuramente prodotte delle Legacy Edition degli album più importanti, sulla falsariga di quanto fatto per “Anime salve”. Dopo aver prodotto nel 2011 “Sogno n. 1”, l’album in cui le canzoni del marito erano arrangiate in versione sinfonica da Geoff Westley, Dori Ghezzi sogna di produrre un “Sogno n. 2”, magari con ospiti internazionali. “Non è una cosa semplice, ma è il progetto a cui tengo di più”. Morgan ha chiuso la presentazione con il “Recitativo” che si ascolta nel finale di “Tutti morimmo a stento” e con un interrogativo: “Le sue canzoni erano controverse, che erano contrarie alle logiche di mercato. Ascoltiamo De André, ma ci chiediamo davvero che cosa dice?”.

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